Rinascimento e rottura

 Relazione (ottima! ) di Alice del 31-3

 

 

 

    Il Rinascimento è un momento di profonda rottura. Allo stesso tempo, il Rinascimento rapprezzenta “l’infanzia” della tradizione occidentale (il periodo classico, greco-romano costituisce il nostro  passato “arcaico” – una nebulosa arcaica, poiché è immersa nal confine fra rappresentazione e mito, fra storia e narrativa). Il Rinascimento è la nostra infanzia, nella misura in cui rappresenta l´infanzia della tradizione occidenteale che, in quel preciso momento si reinventa e si definisce: stabilisce un´identità e si dà un nome. Il Rinascimento inventa o reinventa una tradizione che, fondamentalmente, non esiste, poiché: la tradizione è sempre il prodotto di una interpretazione con l’obiettivo di definire un’ identità (o che ha come effetto la definizione dell´identità). Per Fredrich Nietzsche (1844 – 1900) “non esistono fatti ma solo interpretazioni”. HO appena visto che in tedesco la frase suona un po´ differente: “Es gibt keine Beweise, nur Interpretation“ und auch diese Feststellung ist „nur“ Interpretation.  Cioè: non esistono dimostrazioni  ma solo interpretazioni. E anche questa costatazione è “solo” interpretazione. “ Dunque, in principio, ogni testo, ogni prodotto culturale è soggetto a un’interpretazione, senza la quale virtualmente NON ESISTE. (Il mondo esterno, senza un´interpretazione, sappiamo che esiste, ma esiste NON PER NOI. Un testo letterario, invece, senza l´interpretazione, non esiste, né per noi né per nessuno. Come sappiamo se un testo è testo, è letterario, senza leggerlo e , dunque, interpretarlo? ) L’interpretazione è potenzialmente infinita. Per esempio: Una partitura musicale non suona da sola. Ha bisogno di un’esecuzione, ogni esecuzione è diversa in una forma che è potenzialmene infinita (il riferimento teorico è un testo di Umberto Eco Opera aperta http://www.italialibri.net/opere/operaaperta.html ). Una stessa canzione può essere cantata molte volte di diverse forme. Secondo esempio: La teoria della Cabala (o Kabbalah) della tradizione ebraica afferma la necessità della tradizione infinita.

    1492 – é l’anno della scoperta dell’America e allo stesso tempo, l´anno della espulsione degli ebrei dalla penisola spagnola (oltre 200 mila! http://www.zanichellibenvenuti.it/materiali/pdf/incontri-di-civilta/PAOL-Benvenuti-Incontri6.pdf ), come effetto di una persecuzione religiosa dell´Inquisizione. Andati in Italia, in Francia, nei paesi mulssumani hanno costituito la moderna diaspora. La tradizione ebraica: una riflessione sul mondo del libro, della parola e la sua importanzia decisiva nella trasformazione del mondo, influenzando e mescolandosi con la tradizione occidentale (per es. Judah Abravanel assume unnome italiano, Leone Ebreo, e scrive un decisivo Trattato d´Amore, che diviene imporante nel Rinascimento). Il concetto di infinito è un concetto filosofico ebraico (deriva dal concetto del nome di Dio).  Il segno di infinito come un 8 sdraiato è probabilmente indiano, nel latino e nel greco non esiste l’idea di infinito neanche il numero zero.)

   La letteratura, in principio, è la rappresentazione i un’ esperienza nuova e pertanto “indicibile” (qualcosa che non è mai stato detto e quindi non aveva ancora parola per essere espresso). Ci sono due problemi, uno è di principio dell’analisi letteraria (blog http://eticadaleitura.blogspot.com/ ) cioè che per un’ analisi letteraria occorrono due principi: La pertinenza e la produttività.

    È plausibile l’analisi di un testo solo se si parte in principio dal testo e si ritorna sempre al testo; e il secondo: la produttività, cioè un’analisi sarà produtiva se suggerisce, invoglia, impone un ritorno al testo originale sulla base di un’interpretazione nuova. Obiettivo potenziale è l’esplosine del testo e la sua riorganizzazione. Il massimo risultato di un’interpretazione è sempre quando si impone la sua citazione insieme al testo originale.

    Ci sono due scuole di pensiero: Una che parte dalla materialità del testo (da Nietzsche a Jacques Derrida  passando per Haroldo di Campos); L’altra invece che dà maggiore importanzia alla sociologia, alla storia (Antonio Candido, Roberto Schwartz) molto forte in Brasile. In principio, si tratta di una divergenza tra una visione platonica ed una legata a un’importanzia dell’scrittura utilizzata nella matrice ebraica.

sulla Cabala: http://www.loggiatacito740.it/pdf/cabala.pdf

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