Sonetti di Michelangelo

31 MARZO 2010

MICHELANGELO BUONARROTI

RIME

 

 

87

   Vorrei voler, Signor, quel ch’io non voglio:

tra ‘l foco e ‘l cor di ghiaccia un vel s’asconde

che ‘l foco ammorza, onde non corrisponde

la penna all’opre, e fa bugiardo ‘l foglio.

   I’ t’amo con la lingua, e poi mi doglio

c’amor non giunge al cor; né so ben onde

apra l’uscio alla grazia che s’infonde

nel cor, che scacci ogni spietato orgoglio.

   Squarcia ‘l vel tu, Signor, rompi quel muro

che con la suo durezza ne ritarda

il sol della tuo luce, al mondo spenta!

   Manda ‘l preditto lume a noi venturo,

alla tuo bella sposa, acciò ch’io arda

il cor senz’alcun dubbio, e te sol senta.

101

   Perché Febo non torce e non distende

d’intorn’ a questo globo freddo e molle

le braccia sue lucenti, el vulgo volle

notte chiamar quel sol che non comprende.

   E tant’è debol, che s’alcun accende

un picciol torchio, in quella parte tolle

la vita della notte, e tant’è folle

che l’esca col fucil la squarcia e fende.

   E s’egli è pur che qualche cosa sia,

cert’è figlia del sol e della terra;

ché l’un tien l’ombra, e l’altro sol la cria.

   Ma sia che vuol, che pur chi la loda erra,

vedova, scura, in tanta gelosia,

c’una lucciola sol gli può far guerra.

235

  Un uomo in una donna, anzi uno dio

per la sua bocca parla,

ond’io per ascoltarla

son fatto tal, che ma’ più sarò mio.

I’ credo ben, po’ ch’io

a me da lei fu’ tolto,

fuor di me stesso aver di me pietate;

sì sopra ‘l van desio

mi sprona il suo bel volto,

ch’i’ veggio morte in ogni altra beltate.

O donna che passate

per acqua e foco l’alme a’ lieti giorni,

deh, fate c’a me stesso più non torni.

262

  Amor, se tu se’ dio,

non puo’ ciò che tu vuoi?

Deh fa’ per me, se puoi,

quel ch’i’ fare’ per te, s’Amor fuss’io.

Sconviensi  al gran desio

d’alta beltà la speme,

vie più l’effetto a chi è press’al morire.

Pon nel tuo grado il mio:

dolce gli fie chi ‘l preme?

Ché grazia per poc’or doppia ‘l martire.

Ben ti voglio ancor dire:

che sarie morte, s’a’ miseri è dura,

a chi muor giunto a l’alta suo ventura?

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